Vita

Magister: Io vi ho detto “la vita è l'eternità che si fa tempo e la molteplicità che si fa unico” Ma certamente la frase citata non è una dissertazione, ma solo un enunciato filosofico e quindi non può esaurire il tema sulla vita.
Indubbiamente quando si parla della vita, i due problemi, quello filosofico e quello scientifico, vanno confondendosi e nello stesso tempo alternandosi, poiché da una parte la filosofia può concepire la vita come un principio di essere, come la proiezione di una mente o di un pensiero; mentre la scienza può concepirla come il prodotto di una casualità, cioè come il risultato di un fortuito concretarsi e concatenarsi di eventi, mercé i quali si sono avuti degli sviluppi compiuti. Ora lo scopo di questo discorso è quello di tentare la conciliazione fra il concetto di mente, di pensiero (il quale include in sé il principio di una piena, precisa, assoluta e totalitaria progettazione della vita), e il concetto della casualità che ne deriva come fatto funzionale sul piano della dimensione.
Bisogna anche chiedersi se le dimensioni debbono intendersi veramente come un concetto realistico (cioè se esse devono essere concepite come una realtà nel senso sostanziale e scientifico della parola) oppure se esse debbono essere concepite come fatti apparenziali che non danno concretezza se non per chi ad essi partecipa, ma che in realtà, guardati al di fuori di questa partecipazione, si rivelano come apparenze funzionali del pensiero e della mente. E' questo l'interrogativo che ci si deve porre quando si affronta il problema di che cosa è la vita.
Che la vita sia un principio di essere e che essa sia la rappresentazione di una Mente che contiene il completo programma dell'eternità, è da non escludersi ed è anche da non escludersi che questo programma dell'eternità si debba realizzare attraverso una messanica particolare che può apparire alla osservazione della ragione attualistica.
Abbiamo quindi il divario tra i creazionisti ed i vitalisti, cioè da una parte quelli che pensano che esista una Mente creatrice nella quale tutta la creazione è contenuta come fatto potenziale e nell'altra quelli che affermano invece che, non esistendo questa Mente creatrice, vi è un principio di vitalità in senso fisico che governa la vita.
Indubbiamente se noi pensiamo ad una Mente e ad un Pensiero creatori unici che contengono tutta la concezione della vita in senso eterno, bisogna pensare che questa concezione sia una particolare energia unitaria che abbia poi, attraverso l'emozione, i suoi multipli energetici. In fondo la natura, guardata dal punto di vista scientifico, non è altro che un concatenarsi di campi energetici di forze che hanno una loro varietà, una loro intensità, e che determinano una certa molteplicità di effetti. Quindi noi partiamo sempre dall'energia: noi potremmo dire che la Mente è energia in sé, dalla quale poi, successivamente, si determinano i multipli.
Ma anche sul concetto di caso bisogna intendersi perché se si guarda alla natura, si ha l'impressione che questa casualità esista veramente, ma se si riflette su che cosa è la casualità, questa impressione decade. In natura non accade niente che sia un caso, poiché, quando anche si ha il prodotto di due fatti diversi che si congiungono, non si può avere che un prodotto che è proporzionale e caratteristico all'uno ed all'altro fatto, ma che non è un fatto a sé. Che la vita sia dovuta a un caso lo scienziato lo dice perché effettivamente, come è del resto per tutti, non può avere una spiegazione di come si è originata. La spiegazione vera, quella non la conosce nessuno; e siccome non può sconfinare nel campo della filosofia, lo scienziato afferma che esiste il caso. Ma ad un certo punto, con questa affermazione, non si accorge di porre al principio delle cose un elemento unitario, cioè il caso, che diventa un elemento equiparabile alla Mente creatrice. Perché in questo “caso” dovevano essere contenute tutte le programmazioni casuali successive; tutte le possibilità. La spiegazione di che cosa è la vita, deve essere totale, deve comprendere cioè sia quello che la scienza afferma, sia quello che ipotizza la filosofia. Ho parlato di Mente universale, ho parlato del pensiero, ho parlato di: caso e di casualità; ma mi sono tenuto lontano dal concetto della divinità. Cioè non ho parlato di Dio perché se dovessi parlare di Dio allora dovrei chiudere ogni dibattito e pronunciare solo il Suo nome, perché basterebbe questo per poter contenere tutto quello che è possibile dire.
Ora anche la creazione non deve essere mai immaginata come un atto di principio in senso assoluto, perché la creazione è un fatto stabile e continuo. Quindi non pensiamo a un Dio creatore “ab initio”, pensiamo ad un Dio (possiamo anche chiamarlo la Mente od il Gran Pensiero) non come un fatto che si trova ante la natura, ma un fatto che si trova entro la natura (e per natura intendo tutto l'infinito universo). Quindi mai supporre un Dio collocato al di fuori di tutto questo immenso essere, ma che è il “principio” (non nel senso temporale) di tutto questo essere. Si intende che nell'universo nella natura, vi sono molti principi e molte fini, ma questo non significa che la creazione abbia avuto un inizio e debba avere un termine: i molti principi e le molte fini sono funzione di questa persistente creatività della Mente, che è la natura, che è la vita. In pratica la vita è come la Mente, è come la natura: è sempre stata e sempre sarà.



Ciò che nasce e che muore è per tua
legge eterna vita, e il nulla si fa tutto
nello tuo amore che l'universo regge