Adamo

Magister: Quando parliamo di uomo parliamo di uomo cosmico cioè di Adamo cosmico; quando parliamo invece di Adamo terrestre parliamo dell’Adamo di ogni pianeta là dove la vita si è espressa nella forma e nelle condizioni che voi conoscete ed anche là dove non si è espressa in questa forma poiché la forma è soltanto un elemento di funzione e ciò che conta è l'intelligere il principio intelligente che si auto riconosce e si identifica nella unità divina. Quando parliamo di uomo, quindi, parliamo di uomo dovunque, non soltanto della terra, ma non possiamo affermare esclusivamente che l'uomo sia venuto sulla terra da un altro pianeta. Noi dobbiamo di re che sul pianeta esisteva una specie di uomo già prima che un'altra specie di uomo toccasse la terra, e che da questo incontro, da questa fusione, sono nati gli innumerevoli rivoli di civiltà che si sono caratterizzati nelle razze diverse.
Se si dovesse veramente pensare ad una esclusiva creazione umana limitata soltanto alla terra, si dovrebbe guardare all'universo effettivamente come ad una macchina cieca, priva di ogni funzione, di ogni necessità, di ogni essere. Perché questi grossi ammassi di vitalità stellare, queste miriadi di miriadi di mondi e di galassie non avrebbero ragione di esistere soltanto per tenere in equilibrio un piccolo sistema solare e un minuscolissimo pianeta abitato come quello che si chiama terra! Allora, dal rapporto di questa umanità non ancora evoluta con la civiltà esterna, è nata una eguaglianza (è stata un'equazione direi quasi algebrica) che ha determinato una funzione di progresso e abbiamo avuto la affermazione adamitica: la grande, immensa, civiltà di Adamo, nata nella pura affermazione di una coscienza unitaria, con un rapporto armonioso con una natura fraternamente intesa. La, ad un certo punto c'è stata una frattura, abbiamo una rottura che determina la famosa “cacciata dal Paradiso Terrestre” che dobbiamo però spogliare da quella concezione immaginifica del Signore adirato che manda l'angelo con la spada fiammeggiante. Dobbiamo pensare ad una calamità cosmica, ad un conflitto immenso. E' in queste cose che si identifica l'anatema divino e c'è ancora oggi l'arcangelo con la spada fiammeggiante, e c'è la cacciata dal regno dell'amore e dell'armonia.
Indubbiamente, come tutte le cose che stanno ad indicare la funzione della vita, la cacciata dal paradiso terrestre è un fatto unico, ma molteplice nella funzione. Cioè ad un certo punto ciò che non ha limite e si limita, è defettibile; il difetto dà l'eccesso, l'eccesso da la necessità del riscatto. Uscito da Dio, il principio del "io sono" diventa defettibilità nell'umana affermazione di essere, che è ricerca di sapere; la ricerca del sapere è conoscenza; la conoscenza a un certo punto diventa difetto perché essa si spinge oltre i limiti delle possibilità del conoscere e vuole interpretare e svelare l'unità del principio divino, e ciò determina la caduta. E questo ciclo, come successe e succede sulla terra, succede in tutti gli altri pianeti dove l'uomo originario è stato e sarà.
Vi sono umanità di altri pianeti che sono al termine di tutti i cicli, nel senso che esse stanno rientrando nell'equilibrio unitario dell'essere. Perché, per poterlo intendere, noi dobbiamo immaginare Dio come un circuito attraverso il quale fluisce sempre la stessa energia: niente al di fuori di Lui, tutto dentro di Lui, e noi dobbiamo guardare a questo termine infinito come una presenza costante:  l'energia infinita del tutto.



Per ogni dove il vivente vive in forme
varie e in unica ventura col suo processo
l'infinito scrive