Magister: In ogni sperimentazione e quindi in ogni ricerca, esistono due punti fermi: la Verità ricercata ed il pensiero ricercatore.
La verità ricercata è un fatto universale, costante, qualitativo, che è lì a disposizione di chi riesce a penetrarla.
Il pensiero ricercatore è un fatto quantitativo che, pur partendo da una qualità interiore, il bisogno di conoscere, deve necessariamente esprimersi in una ritmatologia di tempo e di spazi, e quindi fare appello a quelle tradizionali affermazioni della cultura che sono caratteristiche all'uomo e all'epoca in cui quest'uomo vive.
Quindi porsi di fronte alla verità per ricercarla, significa mettere in opera tutte quelle conoscenze tecnologiche, teologiche, filosofiche, morali che si sono acquisite e che rappresentano i canoni stabiliti del tempo in cui si vive.
Ma tutto questo non basterebbe a cogliere la Verità se non fosse (tutto questo aspetto di ricerca) sostenuto da un altro termine di intuizione e cioè da quel principio di intuire il vero al di sopra delle parole, al di sopra delle tecniche.
In definitiva, per ricercare questa Verità, per poterla acquisire nella proporzione successiva, bisogna mettersi nella condizione di dar libera esercitazione al fenomeno intuitivo.
La Verità non si ragiona, ricordatevelo, la Verità si sente; il ragionamento è un fatto successivo: prima la Verità viene percepita come una emozione, come sollecitazione interiore, come folgorazione della coscienza; successivamente essa diviene fatto espresso nella misura del tempo attraverso la possibilità dimensionale che l'uomo che ha percepito questa folgorazione, possiede.
Ben molti arcani stanno nel tuo segno
signore iddio, e disvelar non puote
l'uomo la verità per cui sta indegno
