Alla base di questa concezione della molteplicità delle
esistenze sussiste un concetto di alta morale che è il concetto della
giustizia, non intesa come elemento imposto, ma intesa come strumento usato.
Cosi esordiva l'entità Magister in una serie di colloqui
sulla reincarnazione: Le religioni quando parlano dell'aldilà dichiarano che dopo
la vita terrena ogni creatura sarà chiamata a giudizio dal Grande Giudice, il
quale stabilirà la suddivisione fra i meriti ed i demeriti emettendo la
sentenza. Questa e una concezione eminentemente antropomorfa però questo non
dice che non esista nell'universo una giustizia, cioè una condizione emozionale
che diviene strumento di valutazione dei fatti negativi e positivi e di una
scelta emendativa rispetto a questi fatti.
La giustizia esiste in natura: è una forza che Iddio ha
collocato nella natura perché questa infinita armoniosa macchina potesse
funzionare. E siccome la creatura umana quale spirito, anima e corpo in essa vive,
è evidente che questa giustizia sussiste anche per l'uomo e quando l'anima si
trova di fronte a se stessa questa
facoltà di giudizio esistente in natura e quindi suo patrimonio specifico, entra
in azione e fa si che essa possa stabilire quali sono stati gli atti diciamo
belli e brutti e stabilire quindi il premio ed il castigo.
Di cui nasce la scelta reincarnativa perché certe esperienze
che sono state compiute attraverso il corpo debbono essere emendate attraverso il corpo;
ed ecco quindi la possibilità di attraversare molte esistenze formali per poter
emendare uno stato d'animo che altrimenti precluderebbe il processo dell'anima
verso una ascesi nel mondo spirituale.
Per ciò che è stato, per ciò che vuoi che sia
Filo rannodi a filo nell’andare
così distendi la terrestre via
sia nel partire sia nel ritornare
