Provvidenza e Grazia

Magister: Quando voi parlate della Provvidenza, pensate a qualche cosa che si realizza in maniera specialissima e per dei prescelti soccorsi improvvisi, immediati. Badate che non è così: la Provvidenza è viva nella natura, è quella forza che, per usare un linguaggio molto semplice, fa sbocciare sugli alberi le gemme e poi fa venire il frutto che possa sfamare che ha bisogno di mangiare; è quella forza che fa uscire dalla roccia la polla d'acqua perché qualcuno possa dissetarsi; è quella forza che alterna i giorni e le notti, e così via discorrendo.
Quando l'uomo invoca Dio e Gli chiede di fargli la così detta grazia, l'uomo si serve di questo linguaggio e di questo atteggiamento perché è abituato a pensare in maniera antropomorfa. Ma se ad un certo punto questa sua invocazione, questa sua preghiera, determina in lui quel ritmo energetico appropriato, farà sì che questa forza naturale che tutti chiamano Provvidenza, agisca in lui, ed egli ottenga quello di cui ha bisogno.
Non bisogna quindi ritenere la provvidenza come una connessione particolare offerta, data anzi, in via eccezionale volta per volta al di fuori di quelle che sono le regolamentazioni della natura.
Iddio, parlando un linguaggio teologico, mise tutto nell'universo, anche la provvidenza; è l'uomo che deve riuscire a coglierla, ad avvicinarsi ad essa. Riuscire ad avvicinarsi alla provvidenza significa obbedire, significa accettare la legge cioè affidarsi alla corrente della natura. S'intende però che questo affidamento, questa obbedienza totale sarebbe dannosa se fosse realizzata al di fuori di una valutazione dei termini di giustizia. E per giustizia intendo il saper discernere gli elementi ed i momenti in cui queste forze a cui ci si abbandona seguono il diritto cammino e sono quindi utili al progresso: questo è quell'arbitrio che Dio ha messo nell'uomo, NON l'arbitrio di creare un destino, ma l'arbitrio di capire il destino, di capirlo nella sua giustezza, nel suo orientamento, di capirlo nel suo valore.
La grazia invece è l'elemento espressivo del pensiero che consente alla creatura di avere coscienza del suo dovere di predestinato. Non è un elemento improvviso, ma è quell'adattamento in obbedienza gaudiosa al proprio destino. Questa è la grazia: non la confondete con il banalissimo soccorso che vi evita una sofferenza. La grazia è qualche cosa di molto più grande ed importante; e per possederla bisogna innanzitutto possedere sé stessi. Non è Dio che deve andare all'uomo, ma è l'uomo che deve andare a Dio; e cioè non è la grazia che giunge volta per volta alla creatura; la grazia c'è già, la creatura deve giungere ad essa. Ora sarebbe comoda la grazia come la immagina l'uomo. Facciamo un esempio; un peccatore che trascorre la vita intera negando, all'atto della morte si pente ed è assolto: si salva. Ma tutto ciò che ha compiuto? Perché sarebbe perdonato? Ciò che è fatto, è fatto: la vita è compensazione, uno merita ciò che ha seminato. 
Se rompi qualcosa i cocci restano, possono però essere riattaccati compri del mastice e ricomponi l'oggetto pezzo per pezzo, cioè devi subire le conseguenze di questo errore, e tramite che cosa ottieni nuovamente l’oggetto ricostruito? Tramite la pazienza e l'accettazione dell'errore compiuto: anche in natura tutto avviene per precisi sistemi di compensazione.
La Provvidenza e la Grazia esistono in natura e quando si appalesano e quando danno delle manifestazioni vuol dire che colui che ne gode i benefici ha saputo appropriarsene in senso amoroso. Quindi non è Dio che di tanto in tanto fa una grazia oppure decide di mandare cose provvidenziali a questo o a quello. Iddio ha messo nella natura tutte queste cose ed ha lasciato l'uomo nella condizione di poterle cogliere realizzando il proprio destino. Potete pensare ad un Dio d'amore che dona la sua grazia a un figlio e non ad un altro. Un Dio d'amore ha dovuto disporre che la grazia sia per tutti; ha fatto sì che ciascuno riesca a guadagnarsela.
In fondo la Grazia è come un fiore rarissimo; bisogna saperla trovare e cogliere, perciò sta all'uomo ricercarla e riceverla.
La Provvidenza è come un gran fiume; basta rimanere nel filo della corrente per poterla cogliere sempre.
Perciò io voglio mettervi in guardia contro il concetto del miracolismo, come molti lo concepiscono, e che a un certo punto conduce ad un supinismo dannoso.
Quando un persona invoca la grazia e poi aspetta supinamente di ottenerla, è la volta in cui questa grazia (la cosiddetta grazia) non arriva, perché la persona, dopo l'invocazione, si è messa in una pu¬ra condizione di attesa, e allora questa energia naturale che noi chiameremo miracolo, non trova le condizioni per poter esplicare sé stessa.



Così si sparte lo infinito pane che ogni 
bocca disfama e che ogni core fa' mondo 
del dolor di cose umane con lo supremo 
verbo dell'amore