Magister: L'unica realtà assoluta è l'esistere, e poiché la necessità dell'esistere implica la dinamica dell'esistere, e poiché la dina mica non può ottenersi senza lo svolgersi di una funzione di azioni e reazioni, ecco che per avere una azione e reazione abbiamo bisogno di due opponenti, e gli opponenti in senso morale, non possono essere che il male e il bene, se pur variamente intesi.
Questo non significa che l'uomo non abbia responsabilità quando commette; qualche cosa che è lesivo al concetto morale della dimensione in cui vive. Come commette una colpa colui che oggi, contro le leggi che ormai esistono, realizza un sacrificio umano che un tempo non era perseguibile. E' una concezione di relatività morale che fa intendere il bene ed il male come indispensabili elementi funzionali alla realizzazione della vita di dimensione. E poiché una dimensione non può essere soltanto un fatto di forma, ma prima di essere tale ha bisogno di essere un fenomeno psicologico, ecco che evidentemente, nell'ambito di questo fenomeno psicologico, è indispensabile collocare questi aspetti opponenti del bene e del male.
Porrebbe qui sorgere un'obiezione, quella della responsabilità Va bene: il male e il bene sono fatti relativi alle dimensioni, ma quando ci si trova oltre le dimensioni, dinnanzi al grande giudizio, cioè dinnanzi alla legge assoluta, come verremo giudicati? Ci si addebiteranno le colpe che abbiamo commesso nel nostro mondo ad onta che esse siano relative alla nostra condizione e magari opposte ad altre?
Sì, la responsabilità esiste, esiste il giudizio, perché quando un uomo lascerà la terra dove ha vissuto, egli risponderà alla natura come 'reduce' da quella dimensione e non da altre. Esiste quindi la responsabilità dell'uomo della terra, come esiste la responsabilità dell'uomo di un altro pianeta, e saranno entrambi responsabili anche se nelle loro due condizioni diverse il concetto del bene e del male sarà stato molto diverso. Quindi ciascuno avrà il suo 'inferno' o il suo 'paradiso' perché nella essenza del pensiero è presente la immensità di Dio che è giudizio di conciliazione, è potere di giustizia. Ora essendo questo pensiero universale facoltà giudicante in senso assoluto, e trovandosi esso insito nella essenzialità delle coscienze, il giudizio di sanzione o di premio verrà promanato automaticamente nell'interiore dell'essere e non nell'esteriore. Quindi l'uomo che lascerà la terra gravato di colpe, sarà egli stesso, nella sua essenzialità vivente divina, che dividerà le responsabilità dai pregi, e sarà egli stesso che senza difettare si darà il 'premio' od il 'castigo'.
La natura è sempre autogiudicante anche se noi la guardiamo nelle sue realizzazioni meno intelligenti (secondo il concetto umano); se noi la guardiamo in quei mondi profondi in cui sembra essere assente la coscienza individuale, noi vediamo che la natura opera selezioni di giustizia in senso assoluto: separa, congiunge, sopprime, realizza indefettibilmente su concetti di piena armonia.
Quando voi dite che uno ha “la coscienza sporca”, questo è un errore che commettete voi, perché voi la coscienza la intendete come una entità etica, un ente morale, ma questo non vuol dire che si possa definire la coscienza con questi termini.
Voi confondete la coscienza percettiva, cioè quella che vi permette di percepire le cose, con la coscienza morale, cioè quella che sta dentro di voi e quindi vi rimprovera o vi loda per le cattive azioni compiute o per le buone azioni fatte. Ma quella non è la coscienza, quella è l'anima, è l'autogiudizio, cioè quella presenza dì Dio che sta nell'uomo. Ecco la differenza.
Se tutti gli uomini entrassero in quest'ordine di idee, se gli uomini riuscissero a non farsi vittime del giudizio, ma farsi artefici del giudizio, potrebbero più serenamente affrontare la sanzione e più serenamente viverla, superando molti aspetti della loro deficienza. La cessazione di questo paternalismo divino per cui per ogni cosa l'uomo dà la responsabilità al Creatore, sarebbe il conseguimento morale maggiore a cui l'uomo possa tendere. "Io ho fatto del male? Sì, l'ho fatto ed io devo mettermi in condizioni di punirmi; sarò io stesso a emendare il male”. Questo ha fatto Dio, ed é una cosa molto più grande, molto più armoniosa, perché pensare a un Dio giudice che sta all'esterno dell'uomo e che quindi a un certo punto è costretto a polemizzare con lui (perché quando si fa un processo, si deve mettere l'imputato in condizioni di difendersi e la difesa diventa polemica.) non è forse assurdo, non è irriverente? Indubbiamente il giorno in cui l'uomo raggiungerà questa visione interiore dell'armonia, il giorno in cui egli potrà effettivamente godere pienamente di questa presenza divina, allora egli godrà pienamente del giudizio e sarà completamente nella giùstizia.
A ciascun seme è segnato il suo fiore e
ad ogni occhio la sua luce brilla e ad
ogni attesa risponde l'amore
