Magister: La preghiera è evidentemente una estrinsecazione
umana del pensiero fideistico: cioè è una estrinsecazione, sul piano della
religione, di quella che è la certezza della fede che ogni creatura vivente
porta dentro di sé. Ora la necessità che ha l'uomo di pregare risponde ad una
esigenza profonda, cioè risponde ad una conoscenza potenziale di una reale
esistenza di un principio d'amore immanente nell'universo. Evidentemente però l'uomo
per potersi rivolgere ad un qualche cosa, ha bisogno di immaginare questo
qualche cosa e quindi ha bisogno di individualizzare questo principio d'amore,
di definirlo in termini precisi e di potersi rivolgere a questo principio in un
linguaggio personalizzante, appunto perché altrimenti non avrebbe un riferimento
e non saprebbe come fare. Perciò noi abbiamo le preghiere indirizzate ai vari
santi, indirizzate a Dio, indirizzate a Gesù o alla Madonna; sono un modo,
direi, di simboleggiare con aspetti del fideismo religioso l'espressione della
fede insita nella natura.
Ma come può fare l'uomo a rivolgersi a Dio? Innanzitutto c'è
un punto da chiarire: la tendenza che ha l'uomo, anche quando si rivolge
all'invisibile, di proiettarsi fuori di sé stesso, cioè di immaginare questo
invisibile collocato in una condizione estrinseca all'uomo, lo visualizza su
piani elevati, lontani, distaccati; immagina fra lui e questa posizione di
mistica, una soluzione di continuità per superare la quale ha bisogno di
gettare un ponte di sentimenti, di opere, di parole e quindi di slanciarsi
oltre quella sua condizione di uomo per entrare nel divine, ma per una strada
che è del tutto temporale e materiale anche se egli sa che in certe cose il
tempo e la materia non contano.
E' qui l'errore, è qui la differenza fra la preghiera
formulata, la preghiera contenuta e la preghiera sentita. Perché in realtà
questa universalità dell'amore non è estrinseca all'uomo ma è intrinseca
all'uomo. Non vi sono distanze da colmare per avvicinarsi a Dio, in fondo Dio è
nell'uomo, è l'uomo stesso, è la sua passione, è la sua speranza, è la sua
gioia, è il suo dolore, cioè la parte
più eletta di tutte queste cose quando queste cose si distaccano dal minuto e minuscolo
egoismo della sua carnalità. Quindi quando pregate il Signore guardatevi dentro,
misurate le vostre debolezze e riconoscetele, considerate i vostri errori e
condannateli, apprezzate i vostri pregi, lodateli e nello stesso tempo
dichiarate a voi stessi di essere soddisfatti di operare e di realizzare
l'amore. Tutto qui non c'è niente di diverso, questo può essere tutto anche
senza parole, anzi proprio senza parole. La preghiera quando è sincera serve e
non perché quello che noi chiamiamo il Signore ascolti questa preghiera e
decida in maniera specifica e particolare di favorire quella persona che l'ha
profferita, perché se il Signore facesse questo sarebbe ingiusto; la preghiera
serve invece a chi prega perché pregando e pregando con fede, questo è il punto
importante, la persona si sensibilizza e si predispone a ricevere l'illuminazione.
Quando, dopo la preghiera e dopo la richiesta alle
invisibili presenze, si ha un ottenimento concreto di ciò che si desiderava,
ciò significa che c'è stato in questa preghiera un elemento di forza e questo
elemento di forza è la FEDE. Perché la fede non è da immaginarsi, come di
solito si fa, come un valore di ordine idealistico imponderabile, la fede è una
forza effettiva, reale, concreta. E perché lo è? Perché, partendo da un
presupposto psichico di certezza assoluta di conseguimento, nell'uomo si
suscitano forze ed energie che in condizioni normali sono sopite e che
consentono all'uomo di realizzare, sul piano dei fenomeni, fatti e cose che trascendono
le leggi fisiche umane conosciute.
Per ottenere bisogna credere, credere fermamente e allora la
fede diventa un'energia attiva come l'energia elettrica, come i raggi cosmici;
lo diventa perché attiva queste fonti di energia che agiscono sulla materia: è
qui il segreto della fede che poche persone riescono a capire e ad attuare, ma
che in realtà in natura esiste. Infatti noi vi dicemmo un giorno che in natura
Dio aveva messo tutto, aveva messo anche la forza di realizzare, l'uomo poteva
creare ciò che voleva a misura che riusciva a sentire questa forza con la fede
perfetta ed assoluta nella riuscita di ciò che desiderava.
O parola umana a te confido ii pegno
del gran silenzio che diviene accento
onde sia vivo e imperituro il segno
di sommo amore ed alto intendimento
