Magister: Sul piano della conoscenza, quando questa
conoscenza pur essendo espressa attraverso una articolazione umana deve
spingersi oltre certe frontiere dell'inconoscibile, sul piano di questa
esperimentazione, deve sussistere assolutamente la possibilità di accettare
quei valori opposti che vengono identificati nella vicenda relativa che
determina la storia umana.
Voglio dire che, prima di raggiungere l'incommensurabile
affermazione dell'esistere, laddove la legge dei contrasti non ha più valore,
laddove impera una assoluta affermazione, si deve indispensabilmente intendere il valore
dei termini contrastanti, ci si deve convincere che nella speculazione esiste
la possibilità di attuare, nello scontro della ricerca e nella elastica
combattività dei pensieri, i due monosillabi che rappresentano i termini
basilari di ogni costruzione conoscitiva e cioè il SI ed il NO, l'affermazione
e la negazione, la luce e la tenebra, il bianco e il nero, il bello e il
brutto. Però bisogna guardare a questi valori opponenti, ritenendoli soltanto
una necessità strutturatrice di ciò che sono gli aspetti dell'assoluto, completo,
infinito, indiscutibile.
In fondo, qualsiasi speculazione si realizzi sul piano del
nostro rapporto (il contatto tra i due mondi), bisogna riconoscere che essa ha
quale radice, quale scopo, la ricerca, la conoscenza e possibilmente il
raggiungimento di Dio.
Per qualsiasi sentiero noi ci dovessimo incamminare, sia
esso il sentiero della scienza, della filosofia, della fede, noi dobbiamo aver
coscienza assoluta di dirigerci immancabilmente verso questo valore unitario e
di essere partiti con il desiderio di intenderlo e di conseguirlo. Quindi
questa concettuazione della pratica dei nostri rapporti, del loro contenuto e
del loro fine, deve essere sempre presente alle vostre coscienze.
E poiché ciascuno di voi è un individuo a sé stante, che ha
proprie sensibilità e proprie concezioni, che valuta e apprezza la statura del
conoscere in maniera appropriata alla sua capacità di intendere, perché
ciascuno di voi guarda al Dio della fede in maniera propria, è bene che
ciascuno sgombri la sua strada da tutti i dubitativi, da tutti i timori e da
tutte le incertezze, poiché questi timori, questi dubitativi e queste
incertezze costituirebbero certo un grave incaglio a poter procedere oltre in
questo grande fiume delle conoscenza.
Ricordatevi innanzitutto che la verità è un elemento
semplice e che quindi rifugge da tutte le sofisticazioni teologali, da tutti i
formalismi ortodossi; non è legata a dogmi perché li supera con il suo valore
di essere; non è prigioniera dei sistemi perché determina i sistemi quale
aspirazione ed essenza di essi: la verità è quindi qualcosa che va conseguita
con un'apertura totale e con una liberazione assoluta da tutti quegli ostacoli,
da tutti quei complessi che gravitano come morti pianeti attorno al sole dei vostri
sentimenti.
Se non si è d'accordo su questi punti, se si continuerà a restare
ciascuno chiuso nel proprio pianeta o nella propria isola, non si potrà mai
essere comunemente legati a questa conoscenza che soltanto può dare a ciascuno
la illuminazione per il suo futuro e perché tutta l'eternità scenda nel cuori
di chi riesce a capirla.
Questo lo dico per tutti, perché in maniera diversa, in misura
maggiore o minore, diciamocelo con franchezza, di fronte a quella che è la
concezione del divino, del bene e del male, della colpa e del premio, dei
valori diversi della vita, ciascuno ha le sue paure, ha le sue opinioni dalle
quali è difficile staccarsi.
Ciascun conservi in se' cio' che fu dato
nel gran principio e mova nelle storie
col segno di sentirsi sempre amato
