Magister: Per affrontare il tema su che cosa sia il cervello, potremmo dire che il cervello risulterebbe essere una apparecchia tura sensibile capace di tradurre certi particolari impulsi energetici, poiché bisogna convincersi che ciò che poi diviene fatto dimensionale attraverso l'azione tecnica realizzata dagli arti, all'origine non è altro che un impulso energetico di una certa intensità, con alcune graduazioni le quali poi si traducono in segno, in forma, nel gesto o in parole. Cioè all'origine di ogni cosa concreta vi è un elemento energetico che noi potremmo chiamare stato di emozione: quindi è una emozione che crea la dimensione. Dobbiamo allora ritenere il cervello un apparecchio sensibilissimo e particolarissimo, capace di filtrare ciò che sta nel sovramondo, nel mondo e viceversa.
Questo cervello, reputato dal pensiero scientifico come uno strumento produttore del ragionamento, della coscienza, dell'intelligenza, non è altro che una macchina di filtraggio di una presenza energetica a cui noi diamo il nome di spirito. La funzione di questo filtraggio si determina attraverso un'altra condizione a cui noi diamo il nome di "animica", perché il rapporto fra cervello e spirito non potrebbe verificarsi se non si creasse una condizione intermedia materiale, una certa caratteristica più rarefatta che può fare da ponte fra l'impulso spirituale e la ricezione cerebrale. Il cervello quindi è un filtro ed una macchina. Facendo un paragone moderno, direi che è una apparecchiatura elettronica nella quale vanno introdotte delle schede perforate, agli impulsi delle quali questa macchina obbedisce determinando una caratterizzazione nel tempo, dove diventa un fenomeno funzionale di quantità.
Ciò che lo esprime è la personalizzazione di sé stesso: infat ti voi potete dire "io sono il mio cervello"; vi trovate quindi di fronte a un fenomeno della materia che pensa sé stessa, che definisce sé stessa. Questo non potrebbe accadere se la funzione riflessiva fosse esercitata soltanto dal cervello in maniera fisica o fisiologica che essa sia. Per poter dire: "io sono il mio cervello" cioè poterlo identificare, significa mettersi in una posizione diversa dal cervello stesso, per poterlo osservare, valutare dal di fuori.
Quindi il cervello, se voi potete identificare come un fatto a sé stante separato da voi e lo potete guardare con giudizio critico, diciamo così, (e il giudizio critico è la cosa più separati va che possa esistere) voi vi troverete di fronte al fenomeno meraviglioso ed inesplicabile per la scienza, della materia che riesce a pensare sé stessa, cioè a definire sé stessa. E questo fenomeno avviene perché la vera personalizzazione spirituale non è il cervello, ma è qualcosa che influenza il cervello e servendosi del quale esprime sé stessa.
Ed ora domandiamoci che cosa è la memoria, e soprattutto con che cosa l'uomo ricorda: con il cervello? O ricorda con tutti i centri nei quali sono state immagazzinate le memorie che divengono, nella loro sintesi nel cervello, una cosa sola? L'uomo registra le sensazioni esterne (ecco la memoria visiva, tattile, olfattiva ecc.) con gli organi del senso, e le ricorda con tutto il suo corpo, non solo con il cervello. Infatti la prova che l'uomo ricorda con tutto il suo corpo è che i tessuti, anche avulsi dall'organismo, se sottoposti ad una sollecitazione a cui erano stati sottoposti quando erano in sede organica, registrano mnemonicamente nello stesso modo. Esiste quindi una memoria delle cellule che è una memoria di energia perché è una memoria demandata al mondo dell'infinitamente piccolo; è una memoria che potremmo definire come un tessuto di piccoli vortici atomici, cioè delle energie congegnate in particolare funzione di intensità e di moto.
l'uomo ricorda dunque con tutto il suo corpo e la prova è che gli amputati avvertono dolenzie agli arti mancanti: quindi la memoria delle cellule. Del resto non si potrebbe spiegare altrimenti la persistenza della specie, la persistenza del tipo specifico del la tipo umane. Cioè da una femmina e da un maschio della specie umana, nasce un individuo della specie umana, il quale individuo non solo ha i caratteri della specie, ma anche i caratteri ereditari, famigliari del ceppo da cui è nato; queste sono delle memorie in funzione, cioè la memoria sintesi delle cellule germinative che hanno condotto con sé tutti questi elementi.
l'uomo guarda l'universo e acquisisce dal di fuori le esercitazioni, crea in sé un passato con le memorie dell'essere stato, ma lo può fare solo perché ha la memoria dell'io sono. Se non l'avesse non potrebbe farlo perché tutte le sensazioni sarebbero sempre nuove, non si costruirebbe mai niente; l'uomo sarebbe come un condotto di transito in cui scorre dell'acqua senza mai arrestarsi.
Andò la voce, fuggì la parola,
ma il suo senso restò poiché segreto
vibra lo spirito che guida e consola
