Magister: Innanzitutto penso che con un ateo bisognerebbe abbandonare completamente i sentieri della teologia, ed impostare il discorso articolandolo su di una formidabile domanda: "Se Dio non esiste, allora tu chi sei?"
Ora la professione di ateismo non è mai una affermazione di ordine totale perché l'ateo, per ragioni naturali, (soltanto per il fatto che esiste) deve necessariamente affermare, ed affermare significa credere in qualche cosa; credere però non significa aver fede, credere significa rendersi conto di alcune realtà per cui nasce un'affermazione personalistica che si riduce a quel famoso "io penso, dunque io sono". Anche l'ateo dice questo, ma dicendolo non compie un atto di fede, ma un'affermazione di realtà.
In effetti, però, affermando la propria realtà, implicitamente il concetto assoluto di ateismo crolla, perché si può non accettare il concetto di un dio, ma bisogna ammettere il concetto di una funzione naturale e a questa bisogna sempre dare un'origine ed una meccanica che di per se sola è inapplicabile.
L'ateo quindi non crede in Dio, ma crede nella natura che è spiegabile nelle sue funzioni ponderabili e conoscibili, ma è inspiegabile nelle sue infinite altre funzioni e nella origine delle sue funzioni e nelle leggi che regolano queste sue funzioni e questa natura diventa una divinità. Quindi l'ateo non crede in Dio (cioè non crede in questa astrazione di pensiero che l'uomo chiama Dio) ma crede nella natura ed è come se credesse in Dio perché crede in un principio ed in una funzione.
L'ateo non ammette l'aldilà, però ammette che in natura nulla si crea e nulla si distrugge ma tutto si trasforma, principio basilare della scienza che l'ateo non può negare. Egli non vuole ammettere la sopravvivenza della individualità, ma deve necessariamente ammettere la sopravvivenza degli elementi costituenti la materia che la compone; non ammette l'esistenza di un'anima, però non può negare l'eternità della vita e quindi ammette una sopravvivenza. In definitiva anche l'ateo crede, ma solo in maniera diversa dal credente.
Ciascuno sente ciò che può sentire
eppure il tutto in ciascun si avviva
e solo il core lo potrà capire
