Magister: Esiste la fede ed esistono le religioni e bisogna
chiedersi se si raggiunge Dio attraverso le religioni o Dio lo si intuisce e lo
si ricerca nelle religioni nelle quali lo si colloca per umanizzarlo per quanto
possibile?
Se noi per assurdo pensassimo che ad un certo momento tutte
le chiese dovessero sparire dalla faccia della terra, trascinandosi dietro
tutti i dogmi, tutte le gerarchie e tutte le tradizioni, noi dovremmo convenire
che si renderebbe necessario riempire questo vuoto con qualche cosa di diverso,
mettere sui vecchi templi altri templi e potremmo cambiare, sostituire le
vecchie religioni con una nuova senza un danno rilevante. Ma se ci decidessimo
di dover mettere qualcosa al posto di Dio, se dovessimo sostituirlo? Non
potremmo cambiare il concetto di Dio poiché non troveremmo nulla di equivalente
da poter mettere al Suo posto. E questo perché il concetto di Dio ha radici
nella speranza dell'uomo, perché il concetto di Dio ha fondamenta in quella
commozione pietosa, in quella solitudine disperata ed esacerbata dell'uomo,
perché solo nel tempio dell'uomo la verità di Dio si manifesta. Che gli altari
siano fatti in un modo o nell'altro questo conta poco, quello che conta è che
questa presenza divina nell'anima dell'uomo è insostituibile: morto un papa se
ne fa un altro ma se Iddio morisse nulla potrebbe sostituirlo.
Superiamo perciò questi ristretti altari ai quali ci
inchiniamo sì con reverenza, ma solo perché essi rappresentano la traslazione, se
pur limitata, di un divino pensiero; superiamo queste sacrestie anguste dove
piccoli preti, anche se egregi, pensano di poter rinchiudere negli articoli dei
loro codici e delle loro letture sacrali i termini dell'infinito. Dio è
l'immensità, Dio è il respiro delle cose, Dio è il principio dell'amore. Le
chiese passano… come sono passate le antiche chiese passano quelle di oggi e
passeranno quelle di domani anche in un domani lontanissimo, ma Iddio resterà
perché fino a quando la pupilla di un uomo potrà levarsi verso l'infinito e
fissare la smagliante bellezza delle stelle, Iddio sarà vivo in tutto
l'universo e niente e nessun filosofo e nessun teologo potrà mai trasformarlo
né sostituirlo.
Si è sovente parlato di una lontananza di Dio dall'uomo, ma
non è Dio che si fa distante, non è Dio che si avvicina e si allontana, è
l'uomo che si avvicina e si allontana da Dio. Forse uno degli errori della
concezione teologale, sotto certi aspetti, è quella che fa pensare che sia Iddio
che con la sua grazia scende all'uomo; cioè che a un certo punto Iddio tenda la
mano al mortale per tirarlo fuori dall'abisso del peccato nel quale è
precipitato, ma in realtà NON è così: è l'uomo, è la creatura, è il peccatore
che attraverso l'intimo esame, attraverso la conoscenza dei suoi errori, con lo
spasimo del suo rimorso, con la coscienza del suo peccato, con il bisogno
struggente della sua redenzione mette le ali e sale fino a Dio. Infatti
l'immagine della divinità non è un'immagine dinamica, ma è un'immagine statica;
Iddio non si muove nell'universo empireo, Iddio sta immobile al centro dell'universo;
sono le cose, sono le creature che vanno
a lui, come da lui partono per realizzare la Sua gloria.
Ma anche questa concezione è giusta solo quando si ammette
che vi sia un'andata e un ritorno da Dio; in realtà questo Dio NON ha mai
lasciato la Sua creatura, perché questo Dio è sempre NELLA creatura anche
quando questa è una creatura sprofondata nel peccato, perché anche il peccato non
è una distanza effettiva fra l'uomo e Dio ma è un diaframma di tenebra che si
pone nella profondità dell'essere, fra la coscienza di Dio e la coscienza del
peccato e questo è il dibattito interiore dell'uomo. Quindi come vedete non è
la religione che fa la giusta fede ma è la fede che fa la giusta religione.
Per quanti volti o mio eterno signore
fosti palese all'uomo, e in quante leggi
manifestasti lo tuo eterno amore
