Magister: I termini aldiquà e aldilà sono termini necessari soltanto
quando si esercita una speculazione sensibile al vostro livello; in realtà
nell'universo sussistono molti aldiquà e aldilà oppure si potrebbe dire che non
sussiste nessun aldiquà e nessun aldilà ma un ovunque.
Ora se noi superiamo questo concetto di qua e là è evidente
che il famoso altro mondo, come voi lo chiamate, trova collocazione non in un
luogo ma in uno stato. E in questo stato esiste una differenza fra le diverse
posizioni delle creature trapassate che si sono esercitate su una delle tante
lame di tempo, poiché il trapassare, cioè l'abbandonare una qualsiasi
esperienza terrena, non significa rientrare subito nell'Indifferenziato
(l'Assoluto), ma significa passare attraverso una diversità dimensionale. Ogni
creatura ha il suo Paradiso, il suo Purgatorio ed il suo Inferno; avrà cioè
degli stati emozionali che concreteranno per essa il mondo dell'aldilà.
Quando un ente si disincarna ovviamente non può abbandonare
subito il mondo emozionale nel quale è vissuto e vi resta per un certo periodo
che noi chiamiamo letargo. In questo periodo le emozioni negative vanno
rarefacendosi fino a che l’ente può percepirne un'altra che lo trasporti verso
quella unità di amore in cui esiste il concetto della più alta etica: è un
passaggio da emozione a emozione. Quindi l'aldilà, subito dopo la vita terrena,
è costruito da ogni creatura e cioè dalle sue emozioni. Ecco perché in certe
sedute medianiche (soprattutto se svolte senza molta preparazione) si possono
manifestare degli enti poco evoluti, a volte volgari o brutali e quasi sempre
bugiardi, appunto perché l'aldilà comprende tutte le dimensioni, tutte le
emozioni, tutte le passioni e quelle più vicine alla terra si manifestano più
facilmente. Allora possiamo dire che dopo il trapasso ognuno trova, almeno al
primo impatto, un cielo confacente alla sua esperienza terrena appena trascorsa
per poi successivamente intraprendere l'ascesi e staccarsi sempre più dai ricordi
e dalle passioni ancora umane.
Per poter meglio capire le impressioni e le emozioni che si possono
provare subito oltre la soglia della morte abbiamo voluto interpellare alcuni
enti disincarnati, storicamente conosciuti, per avere di prima mano la loro
visione dell'aldilà.
Ed ecco le risposte:
EINSTEIN: Quando sono
giunto nell'aldilà (corse lo chiamate voi) dapprima io ho vissuto nell'universo
che ho creato con le mie estrapolazioni matematiche, perché queste erano le
prime impressioni che io portavo con me. Successivamente ci sono state delle aperture
ed ho veduto che certe concezioni matematiche non erano applicabili a certe
leggi universali, che però non debbono essere intese come una regolamentazione
fissa. L'Universo, sebbene sia una regola generale ed è una regola imperscrutabile,
è un fatto di mutevolezza: l'Universo non è qualche cosa di stabile, è un
qualche cosa di instabile e quindi di sorprendente poiché esprime fenomeni e
fatti che possono essere capiti solo se si è circoscritti in questi fatti.
FREUD: Quando mi sono trovato vivo dopo la morte ho subito
un sensibile shock e quando esso si è diradato nel provvidenziale ritmo
naturale in cui tutto è inserito, sono stato preda di una grande meraviglia! Io
che avevo immaginato l'uomo soltanto come una macchina psichica legata alle
azioni e reazioni istintuali, mi sono trovato ad un certo punto a dover
considerare che l'uomo NON era tutto lì e che tutti i fatti che io avevo reperito
nella mia immagine non erano le cause ma erano gli effetti di questa presenza
trascendente!
GARCIA LORCA:
Prima che sorgesse
squillante come una campana d'oro
il sereno
l'angustia mi ha tenuto
nel suo amplesso di fuligine.
Ho dormito
su aguzzi sassi d'ignoto
e poi, come girasole
volto ad Oriente, mi
sono svegliato.
LEOPARDI:
Non d'ombre il mio giacer si tende
né in silenzioso star sta lo mio core
ma di commosso amore
ogni virtù comprende.
Trovar mi veggo in questo arcano astruso
lucido e chiaro in cui tutto m'immergo
e con amor mi ergo a proclamar del Dio
la grande legge.
Del Dio che tutto regge
e per vari colori e varie attese
pur dà conforto a ch della sua sorte
ha di pensieri le virtù sospese.
MUSSOLINI: Molti mi chiamano, molti mi evocano e tanti mi
chiedono il chiarimento di alcune idee e di alcuni problemi che ormai sono depositati
nel grembo della storia. Vorrei tanto
che si tenesse conto di ciò che fu la mia umanità poiché quando la sorte ti conduce
ad essere protagonista di eventi rilevanti, questa considerazione umana decade
e l'uomo a giudizio d'altri cessa di essere tale. E forse io dirò che il mio
dramma più grande fu quello della deificazione; si dimenticò che io restavo
uomo e che avevo la forza e la debolezza che un uomo ha nell'alternanza cella
sua condotta. Perciò io vi prego di considerare maggiormente questa condizione
umana più che quella politico/storica e
di guardare alla mia vicenda terrena come a quella di una creatura a cui la grande
Volontà aveva commesso un indirizzo del tutto particolare. Dopo il mio trapasso
ho provato prima una grande tenebra nella quale mi sono mosso ricercando la
luce e la tenerezza per poter essere sostenuto in questo mio cammino misterioso.
Poi le lucide immagini dei miei genitori e del mio carissimo figlio mi sostennero
e mi condussero fuori da questa oscurità affinché io mi riprendessi dopo il
grande trauma della morte.
ERNESTO BOZZANO: Arrivato nell'altra dimensione io ho visto molte
cose che già avevo intuito ma ho visto anche delle cose che non avevo intuito,
poiché è logico che io essendo nella carne pur avendo delle intuizioni e pur
creandomi une struttura culturale capace di potermi indurre a certe riflessioni
e a certe valutazioni non arrivavo mai a poter concepire tutta la verità.
Questa è una cosa che accade a tutti coloro che pensano, a tutti coloro che studiano
in questo campo. Molte cose mi hanno sorpreso ed io non le ho comprese subito;
molte cose invece, pur sorprendendomi, io sono riuscito a comprenderle. Io ad
un certo punto mi sono trovato di fronte ad un conio che avevo supposto ma in
cui c’erano cose diverse da quelle che avevo supposto sotto molti aspetti.
Ciascun prova suo fato e sua legge
per vario guardare il vario mira
ma uno e' il segno che lo tutto regge
